Jeudi 20 janvier 2005 4 20 /01 /Jan /2005 07:08

Come per tutti i finali che si rispettano,  eccomi finalmente pronto per la redazione del diario di bordo! Le due settimane monegasche stanno quasi volgendo, purtroppo, al loro termine, ed e’ giunto il momento di renderne conto alla posterita’.


Come gia’ detto, ad essere sincero comincio ad affezionarmi a questa citta’: mi piace la gente, le loro abitudini, il loro modo di fare, anche se a volte e’ cosi’ diverso dal nostro!.


Diciamo pero’ che l’inizio non e’ stato dei piu’ accoglienti! Dai 15 gradi di Nizza ai –10 circa dell’aeroporto di Monaco il passo non e’ affatto breve, anzi, pero’ mi ci siamo abituati in fretta: la sera stessa, con un buon ristorante bavarese a base di schweinbraten e di due bei litri di birra nello stomaco, abbiamo potuto affrontare a muso duro il freddo assassino capace di penetrare qualsiasi tipo di vestito e tessuto…!

 
Quel ristorante per me ha un significato particolare, e penso che anche per il proprietario io ne abbia  uno, e nemmeno tanto piacevole… Il fattaccio rimonta a piu’ di 2 anni fa, eravamo una comitiva composta da una decina di persone, con tanta fame addosso e tanta voglia di stare in allegria. Mangiammo e bevemmo proprio come dei pasha’, ma ecco che verso la fine della serata, un nostro collega addocchia dei bei boccali di birra su di una “étagère” dietro il bancone del ristorante. Forte dei suoi due anni di Tedesco praticati alla scuola una quindicina di anni prima, si reca petto in fuori dal grosso padrone e gli chiede quanto diavolo costa uno di quei boccali. “Funf und funfzig mark”, gli risponde quello col suo vocione cavernoso, che comunque si perdeva nel chiasso generale e nella musica di una gang sgualcinata che suonava arie popolari… “Fuf und funfzig”, si ripete’ mentalmente il mio collega avvicinandosi al nostro tavolo,  e disgraziatamente, per un semplice scambio del punto decimale, ci comunico’ che quei bicchieri non erano affatto cari, e che costano solo 5 marchi e mezzo…!  Dopo averci rapidamente consultati ed aver constatato che tutti, a quel prezzo da balon,  eravao interessati all’acquisto (c’era chi ne voleva anche due o tre per amici e parenti),  parti’ per ordinarne una quindicina! Da mettere ovviamente sul conto della Infineon, tanto per 5 stupidi marchi nessuno se ne sarebbe accorto… Quel poveraccio del padrone, ignaro di tutto, comincio’ ad imballare i bicchieri ad uno ad uno: metti del cartone dentro il boccale, avvolgilo delicatamente con pezzi di  plastica a bolle precedentemente tagliati, riavvolgi il tutto in un altro bel po’ di cartone e infila nell’apposita scatola. Almeno due minuti a boccale. Almeno 15 boccali. Piu’ di mezz’ora persa per noi, con il bar completamente pieno di gente da servire. E sul piu’ bello, quando avuti finalmente i bicchieri, ricevemmo il conto, ecco la sorpresa: piu’ di un milione! E fu cosi’ che, dapprima esterefatti, poi pian piano coscienti che il Tedesco del nostro collega aveva perso molto del suo smalto antico, ci rassegnammo all’idea di dire a quel povero sventurato che dei suoi bicchieri a 55 marchi non sapevamo che farcene e che avrebbe potuto rimetterli giudiziosamente in esposizione… E che avremmo anche gradito che ci rifacesse il conto. Dai suoi occhi capimmo che se avesse avuto un fucile a sua disposizione non avrebbe esitato un solo istante a farne uso, ma per nostra fortuna si limito’ a bestemmiare in tedesco per un quarto d’ora e ad accettare suo malgrado l’equivoco…


E qui chiudo la lunga parentesi…

C’era e c’e’ tutt’ora tantissima neve in citta’. E’ davvero bello, se penso che l’ultima volta che ho visto la neve a Torino (ma quella vera, quella che quando veniva giu’ chiudevano le scuole e mio padre imprecava perche’ non poteva consegnare le sue buste), dovevo ancora dare il mio primo bacio, peccato solo che non si potevano fare le palle se no una bella battaglia con i colleghi me la sarei fatta volentieri… L’hotel e’ sempre lo stesso, ed e’ dalla mia camera, l’ultima dell’ultimo corridoio dell’ultimo piano, che sto scrivendo per far passare questa serata. Dalla mia finestra si puo’ fare un po’ il guardone: giusto davanti ad essa c’e’ un palazzo che e’ un brulicare di vita notturna: c’e’ la famigliola che cena in cucina a lume di candela (e quasi quasi vedo persino che cosa mangiano nei loro piatti), c’e’ la coppia gia’ un po’ anzianotta che ‘dimentica’ sempre di chiudere le tende del bagno quando lo debbono usare (qui in Germania non esistono le persiane…) e tante alter finestre che raccontano altrettanti spezzoni di vita…


Comunque appena cominciavamo ad acclimatarci, eccoci proiettati sull’areo che ci ha catapultati a Vienna, dove non faceva affato meno freddo che a Monaco, anzi! Non sono riuscito a sapere esattamente quanti gradi ci fossero (o meglio, NON ci fossero!), ma a giudicare dallo stato delle mie orecchie direi che si aveva davvero la sensazione di essere in inverno…!


Dopo un meeting di normale amministrazione , eccoci tutti riuniti all’hotel per decidere la cosa piu’ importante di tutti i viaggi di lavoro: dove si va a mangiare? (E’ vero, mi rendo conto, che spesso mi ritrovo a parlare di ristoranti e di cucina, ma non per questo devi pensare di dover comperare un nuovo grandangolo per potermi riprendere tutto intero…!). Per fortuna che avevamo con noi una collega austriaca che conosce bene Vienna e che dunque ha saputo soddisfare le nostre pressanti richieste: magiare del cervo. Ma il piu’ bello e’ venuto dopo: siamo finiti in un bar apparentemente molto ‘in’ di Vienna, ricavato da un ex fabbrica di non so che cosa, pieno di gente assai strana (abbiamo saputo piu’ tardi che trattavasi di ‘artisti’ di vario genere ed estrazione), con musica classica a manetta e due barboni sversi sui divani che dormivano appoggiando la loro testa sulla spalla di indifferenti vicini. Ma quello che era piu’ geniale era il contrasto tra le note di Puccini, Wagner e Ravel e il film che veniva proiettato sul muro bianco della sala: una pellicola allucinante, dove si potevano ammirare scene di donne violentate e poi squartate, di bambini in un istituto a cui venivano cavati gli occhi, di uomini e donne a cui venivano amputati gli arti tra l’ilarita’ generale…!


Sulla strada del ritorno, una mia collega ha poi voluto sentirsi un po’ al centro dell’attenzione, ed ha pensato bene di infilare i biglietti dell’aereo ed i documeti in una tasca bucata della sua giacca! Morale: al momento dell’imbarco, la vediamo frugarsi e grattarsi dappertutto come se avesse la peste, sbiancare, guardarci con lo sguardo di un condannato a morte e comunicarci, col filo di voce che le restava: “ho perso i biglietti….”. E’ scattata cosi’ l’operazione “Airport Storm”: ci siamo tutti messi a correre come dei forsennati in tutte le direzioni, nella vana speranza di trovare ancora i biglietti da qualche parte perterra lungo il tragitto che ci separava dal check in…. Ebbene, ogni tanto, ma sempre per gli altri, i miracoli si avverano, e dopo qualche minuto di disperata ricerca, ecco la nostra collega presentarsi a noi, con un sorriso che andava da un orecchio all’altro, tenendo con fierezza i biglietti nella mano… Li aveva trovati perterra non molto lontano da dove avevamo fatto il check-in…


Il weekend, invece, e’ stato una pacchia. Abbiamo fatto delle discese con la slitta lungo i pendii della collina di Monaco (una collina artificiale ricavata dale macerie dei bombardamenti della seconda Guerra), proprio a fianco dello stadio olimpico dove tra l’altro di stava giocando il derby locale. Siamo  andati poi a visitare un castello nei sobborghi della citta’ (ma non quello di Neuschwanstein che volevo vedere io, poiche’ e’ troppo lontano e ci vogliono piu’ e 2 ore di macchina o di treno – sara’ per la prossima volta) passeggiando nel parco con un buon mezzo metro di neve sotto ai piedi, abbiamo visitato il museo d’arte moderna che era davvero interessante, e infine abbiamo assistito a un bel concerto jazz. Insomma, si trattasse di vivere sempre cosi’, mi trasferirei a Monaco da subito!


Ho fatto delle foto incredibili, spero siano venute bene. Non appena le sviluppo, te ne mando qualcuna di cui son molto fiero: vedrai,vedrai….


Oggi e’ il penultimo giorno. Ne approfitto per dirvi ‘buon appetito’, poiche’ qui da noi tra poco andiamo a pranzare, questione di minuti… Ecco, Stefen Paul e’ arrivato or ora, e sinceramente mi disturba un po’ il rumore della sua cerniera mentre si toglie la giacca…. Oddio, anche io sto diventando come loro, NON VOGLIOOOOOO!!!!

Par Remo
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